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Giovedì 26 Agosto ore 19.30

Cinema 26 agosto

Giovedì 26 Agosto ore 19.30

L’AMICO AMERICANO di Wim Wenders (1977)
Introduce Pino Sondelli
CINEMA – Palazzo Fruscione (Salerno, Vicolo Adelberga 24)
• Ingresso gratuito, previa PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA, fino ad esaurimento posti.

L’AMICO AMERICANO

Regia di Wim Wenders. Con Bruno Ganz, Dennis Hopper, Lisa Kreuzer, Nicholas Ray, Samuel Fuller, Gérard Blain. Germania, Francia, 1977, durata 125 minuti. 

Tratto dall’omonimo romanzo giallo di Patricia Highsmith Ripley’s Game, il film diretto nel 1977 da Wim Wenders è un piccolo gioiello. Da un lato Tom Ripley (Dennis Hopper, il giovane ribelle noto per aver preso parte a Gioventù bruciata al fianco di James Dean e assiduo frequentatore del Chelsea hotel) un cowboy/trafficante d’arte in cerca di identità che interroga un registratore per trovare un qualche posto del mondo. Dall’altro Jonathan Zimmermann (Bruno Ganz) corniciaio di Amburgo malato di leucemia che prova a misurare l’ansia del tempo che resta e si inventa killer su commissione. Il fronteggiarsi di Jonathan e Tom è anche un duello di canzoni masticate tra i denti. “Dal romanzo Ripley’s Game (1974) di Patricia Highsmith: trafficante di quadri induce pacifico corniciaio leucemico a diventare sicario, ma poi gli si affeziona e interviene nel meccanismo che ha messo in moto – si legge nel Morandini – La Highsmith non amò il film: il suo soave Ripley è diventato un tormentato esistenzialista alcolizzato, ma, a modo suo, il film è eccitante, piacevole e profondo come il romanzo. In questo thriller esistenziale non contano i fatti, ma il malessere che suscitano, il ritratto dei personaggi e l’analisi dei loro rapporti, l’energia mescolata alla malinconia e all’umorismo, a mezza strada tra Hitchcock e Fuller che compare nel film con altri registi-gangster: Nicholas Ray, Daniel Schmid, Peter Lilienthal, Sandy Whitelaw, Jean Eustache (e Lou Castel). Film sulla morte, sul movimento, sull’amicizia virile, e riflessione sul cinema americano rielaborato con occhi europei”. La pellicola fu presentata in concorso al 30º Festival di Cannes. Nonostante non abbia ricevuto alcun premio di livello internazionale, è riconosciuto come una delle migliori opere del talentuoso regista tedesco. “Posso dire in tutta tranquillità che non sarei quello che sono oggi se attraverso ogni film non avessi capito un po’ meglio il mondo e il mio posto nel mondo. La cosa meravigliosa del fare film non è solo che ti permette di entrare in contatto praticamente con ogni forma d’arte, ma anche che ti consente di condividere le tue esperienze. In effetti si può affrontare un film con l’obiettivo di volere scoprire di più su qualcosa di cui si sa troppo poco, per esempio su sé stessi…” (Wim Wenders).