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NOUVELLEVAGUE3

La Mostra

Nel Timeo Platone, nel raccontare il dialogo tra Socrate e Timeo, si sofferma sui quattro elementi fondamentali (fuoco, terra, aria, acqua) e li associa al tetraedro, all’ottaedro, all’esaedro e all’icosaedro. Alla terra viene affidata la forma cubica (l’esaedro), per la sua base quadrata e solida, ma anche perché perfettamente in linea con l’esperienza della terra nello spazio, perché la terra guarda in avanti, indietro, a destra, a sinistra, in alto e in basso, il che corrisponde alle sei direzioni nord, sud, est, ovest, zenit e nadir… insomma, la terra come totalità di sguardi, orizzonti, possibilità…

A partire da questa potente metafora del valore del cubo (esaedro, nella lettura platonica) come figura che celebra la terra, abbiamo voluto recuperare questa suggestione e realizzare una mostra emblematicamente denominata “Nouvelle Vague3”. Ebbene sì, una mostra au cube perché gli “elementi” che la compongono sono vari e stratificati: la fotografia, il disegno con la sua animazione, il racconto documentaristico.

E tutto questo a partire da quella corrente cinematografica denominata: Nouvelle Vague. È subito chiaro che questa corrente non è solo un’inconsueta innovazione del cinema ma una vera e propria “rivoluzione” che al cinema fa cambiare pelle, prospettiva, prassi e sensibilità del vedere. Certo è fondamentale ricordare che l’ansia del “nuovo” è un capitolo che tra gli anni ‘50 e ‘60 riguarda l’intero sistema cinematografico internazionale, ma in Francia, nell’arco di quel decennio, accade qualcosa di speciale.  E proprio nel percorrere questo “momento speciale” nello spaccato espositivo ritroveremo un cinema che affilava le sue divoranti armi di “sensibilità pellicolare” (così Jean Vigo chiamava il cinema). Infatti i nostri “giovani turchi” Eric Rohmer, Jacques Rivette, Jean-Luc Godard, François Truffaut e André Bazin (che qualche anno prima, tra il 1948 e il 1949, frequentavano con assiduità la Cinémathéque di Avenue de Messine e il cineclub del Quartiere Latino del Cluny-Palace) proprio in quel decennio partono in gioiosa accelerazione contro “il cinema tradizionale francese” ovvero “un cinema anti-borghese fatto da borghesi per borghesi” (per dirla con sua Maestà Truffaut). Il coro di una generazione sempre più inquieta iniziava ad incontrarsi, a dialogare con passione e a farsi sentire a “piena voce” (direbbe Majakovskij).

Da qui l’esigenza di Tempi Moderni di voler raccontare al cubo quest’immaginario. Proponendo una retrospettiva fotografica che abita le varie stanze di Palazzo Fruscione dove troviamo diversi frammenti di vita e diversi processi creativi e di immaginario che pulsano in quel magnifico periodo che va dalla metà degli anni Cinquanta alla fine degli anni Sessanta del nostro amatissimo “secolo breve” che è appunto la Nouvelle Vague. E la mostra ne è straordinario momento di racconto e raccordo. E il coro di volti, situazioni, backstage, iconografie celestiali, Tempi Moderni lo ha voluto affidare alle opere fotografiche di Raymond Cauchetier, di Douglas Kirkland e ad alcuni percorsi tra immagini e documenti audiovisivi dell’Archivio Luce Cinecittà dove si racconta appunto l’Histoire d’une revolutionnette, del Festival di Cannes del 1968, che apre la strada al maggio francese. E ancora l’infanzia, come motore portante del tutto, e l’amore assoluto, che sfugge ad ogni regola, li ritroviamo nelle tavole di sensibilità estrema, disegnate da Victoria Semykina. Mentre la tensione critica della Nouvelle Vague la raccontiamo grazie all’intensità analitica dei testi curati magistralmente da Francesco Casetti che, su un filologico sfondo cromatico (il giallo, il rosa, il celeste), sono guida luminosa ai 3 piani dell’esposizione.

Appunto, 3, al cubo.

cubo con numero 3 sui lati

Biglietti Mostra

Intero: 8 euro

Ridotto: 5 euro ragazzi

Gratuito: per bambini e ragazzi fino ai 14 anni

Orari Mostra

lunedì chiuso
dal martedi al venerdi: 9.30-13.30/17.30-20.30
sabato e domenica orario continuato: 10.00-20.00

Biglietteria

Palazzo Fruscione

Vicolo Adelberga 24, 84121 Salerno

Biglietteria presso Palazzo Fruscione oppure su www.ticketsms.it

PHOTOGRAPHERS

Raymond Cauchetier

Raymond Cauchetier (1920-2021)

Nato in Francia, a Parigi, Raymond Cauchetier è stato un fotografo diventato famoso per i suoi scatti di scena sui set di film di grandi registi – i maggiori esponenti della Nouvelle Vague – come François Truffaut, Jean-Luc Godard, Claude Chabrol e Eric Rohmer.

Autodidatta, Raymond Cauchetier si avvicina alla fotografia quando inizia a far parte del corpo stampa dell’Air Force francese in Indocina.

Una volta concluso il servizio, con la sua Rolleiflex si trasferisce ad Angkor Wat, nello Stato vicino della Cambogia dove incontra il regista Marcel Camus, il quale lo assume come fotografo di scena per il film Fugitive in Saigon (1957), girato proprio in quel territorio. Al termine del film, il fotografo francese si dedica al photo-romans, un tipo di romanzo a fumetti pubblicato da Hubert Serra. È proprio quest’ultimo a presentare Raymond Cauchetier a Jean-Luc Godard, regista alle prime armi, che assume Cauchetier come fotografo di scena per il suo film di esordio Fino all’ultimo respiro (1960).

“Il potere di Raymond Cauchetier – spiega il critico cinematografico Marc Verneton – non dipende solo dai personaggi celebri che ha ritratto, o dai registi di successo con cui ha lavorato, ma dal fatto che, prima di chiunque altro, ha saputo catturare l’animo di quella che sarebbe poi stata conosciuta come Nouvelle Vague. Dei film in cui ha lavorato non ne ha ritratto solo le scene più famose, come la passeggiata di Jean Seberg e Jean-Paul Belmondo lungo gli Champs Elysées o Seberg con la sua maglietta del New York Herald Tribune, ma anche attimi più intimi e spontanei colti nel dietro le quinte. A differenza di altri fotografi che hanno lavorato nel cinema, il cui scopo era quello di creare immagini per finalità promozionali, Cauchetier si comporta come un fotogiornalista, arrivando a comunicare le peculiarità del cinema di Godard e a documentarne i metodi, anche quelli meno ortodossi”.

Douglas Kirkland

Douglas Kirkland, 2016 © Francoise Kirkland

Douglas Kirkland

Douglas Kirkland è nato a Toronto, in Canada, nel 1934. Ha iniziato la sua carriera come assistente del leggendario Irving Penn, è entrato a far parte dello staff di Look Magazine poco più che ventenne e durante l’età d’oro del fotogiornalismo negli anni ‘60 e ‘70. In contemporanea, ha collaborato con altre importanti pubblicazioni internazionali, tra queste The London Sunday Times Magazine, The New York Times Magazine, Town & Country e molte altre. Dal 1960 a oggi, Douglas Kirkland ha ricevuto oltre 2.000 incarichi e ha fotografato più di 600 grandi celebrità, da Marilyn Monroe ad Angelina Jolie. Ha lavorato sui set di oltre 150 film, tra i quali Tutti insieme appassionatamente (1964), 2001: Odissea nello Spazio (1968), Butch Cassidy (1969), La mia Africa (1985) Titanic (1997) Moulin Rouge! (2000), Australia (2007), Il Grande Gatsby (2011) e The 33 nel 2014. Tra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo Freeze Frame: 5 Decades/50 Years/400 Photographs; Icons; Legends and Douglas Kirkland – A Life in Pictures; Freeze Frame – Second Cut e Physical Poetry Alphabet. Le sue fotografie sono state esposte in tutto il mondo e fanno parte delle collezioni permanenti di importanti istituzioni museali come la National Portrait Gallery di Londra, la National Portrait Gallery di Canberra, lo Smithsonian Museum, la Eastman House, lo Houston Center for Photography, The Lumiere Brothers Photography Centre a Mosca, la Galleria di Arte Moderna di Brisbane, l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences e l’Annenberg Space for Photography di Los Angeles. Nel corso della sua lunga carriera Douglas Kirkland ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra gli altri, nel settembre 2017 il consolato generale canadese di Los Angeles gli ha conferito il premio di eccellenza in riconoscimento dei risultati eccezionali raggiunti nel corso della sua vita. Douglas Kirkland vive e lavora a Los Angeles con sua moglie – e partner professionale – Françoise.

ARTISTS

Victoria Semykina

Victoria Semykina

Victoria Semykina, classe 1980. L’amore per i viaggi le ha consentito di girare il mondo e trovare infine una stabile residenza a Bologna. Nella città emiliana si è laureata all’Accademia di Belle Arti. Dal suo studio di Bologna realizza le illustrazioni che vengono pubblicate in libri, riviste e pubblicità. Ha lavorato, tra gli altri, per Penguin, Anderson Press, Walker Books, De Morgen, Oxford University Press, Bonnier. Ha pubblicato libri illustrati con Eli edizioni, Templar, Egmont. In ogni sua immagine si trova un intricato miscuglio di acquerello, tempera, inchiostro, collage e, talvolta, digitale. Nel 2017 ha vinto la XIII edizione del concorso di illustrazione Tapirulan, mentre nel 2021 si è aggiudicata il premio Andersen e il Gran Prix Nami.

Archivio Storico LUCE

Parte importante di Istituto Luce Cinecittà, l’Archivio Storico Luce è uno dei più ricchi al mondo, e continua a incrementarsi per divenire la memoria audiovisiva del ‘900 italiano e dell’area del Mediterraneo. Un vasto patrimonio composto da fondi cinematografici, fotografici e documentari. A partire dalla produzione diretta di immagini fisse ed in movimento dal 1924 (anno della sua nascita) al 1962, a collezioni private e fondi audiovisivi acquisiti nel tempo. Un arco temporale che copre tutto il Novecento. Cinegiornali, documentari, repertori, fotografie, un archivio della contemporaneità. Un insieme di produzione documentaria che ben rappresenta il “secolo breve”.

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